Pierdavide Carone a Di Bemolle: Caramelle, il legame con Dalla, l’autismo, quella canzone con Nigiotti e… la Roma

Dieci anni dalla sua prima apparizione sul palco di Amici, sette dalla morte di Lucio Dalla, tre dall’ultima uscita di un suo brano: Pierdavide Carone torna, oggi, a scrivere e a cantare. Con i Dear Jack e con un brano, Caramelle, che ha fatto tanto parlare di sé nonostante l’esclusione dal Festival di Sanremo. Racconta, nell’intervista, come è nato il testo, quanto sia stato ed è importante il cantautore bolognese per lui e quali sono le sue ‘affinità di genere’. Parla poi del suo legame con Nigiotti, del suo essere ‘un pò autistico’ e del 2019 che lo aspetta. Non si sbilancia, infine, sulle questioni calcistiche: la Roma arriverà in Champions?

Sono passati dieci anni dall’inizio della tua carriera e festeggi quest’anniversario con una canzone che, nonostante sia stata esclusa da Sanremo, ha ottenuto consensi da parte della critica, dei tuoi colleghi e del pubblico. Com’è nato questo brano?

Questo brano è nato abbastanza da solo, nel senso che di solito io, quando scrivo delle canzoni, per quanto ci possa essere l’ispirazione, ho un canovaccio di partenza, cioè so dove questa canzone mi porterà, più o meno. In questo caso no, avevo soltanto il tema di un bambino di 10 anni che mi risuonava nella testa sotto forma di melodia. All’inizio la canzone sembra anche spensierata, perché lui racconta della sua famiglia, della scuola, degli amichetti con cui va a giocare. Man mano che la canzone, a livello di scrittura, progrediva, mi rendevo conto che, sia musicalmente ma soprattutto testualmente, questo tema si trasformava in una confessione inquietante e nel ritornello io, cosi come l’ascoltatore quando sente il brano per la prima volta scopre che il bambino sta confessando un abuso subito, ho scoperto questa cosa così, quando l’ho scritta. È stato anche un po’ agghiacciante per me, perché dopo devi decidere se andare avanti con la canzone oppure rinunciare. Io ho deciso di andare avanti per sentirmi forse un po’ più forte nella divulgazione. Ho deciso di affrontare questo percorso non da solo, ma l’ho condiviso con i Dear Jack, con cui già stavamo lavorando su altre cose. Quando è arrivata Caramelle ha avuto la priorità su tutto e sono stato contento che i ragazzi abbiano deciso di affrontare con me questo viaggio bello, difficile, a volte doloroso perché incontri anche persone che realmente hanno vissuto quel tipo di storie, purtroppo. Ti devi relazionare anche con la realtà. É una canzone che è andata oltre se stessa e oltre noi, non mi era mai capitato prima.

‘Caramelle’, Pierdavide Carone e i Dear Jack

Quindi il tema della pedofilia è stato casuale? 

Sì, non è stata una scelta, è arrivato, è stato così.

Avevi già dei progetti con i Dear Jack e ora è partito anche un vostro tour insieme. Nel futuro continuerai a lavorare con loro?

Proprio perché la cosa è nata un po’ in sordina ma è diventata poi eclatante, oserei dire, un caso, abbiamo dovuto organizzare un tour in corsa. É bello, perché è in un periodo in cui non si fa altro che parlare di strategie, e questa cosa è tutta molto estemporanea. Io, di mio, stavo preparando un disco che accantono per il momento, perché mi va di godermi questo viaggio con i Dear Jack. Stiamo lavorando con loro anche su altre canzoni, quindi sicuramente Caramelle avrà un seguito. È chiaro che, ad un certo punto, ricomincerò a dedicarmi alle mie cose, cosi come i Dear Jack alle loro. Però intanto, questo 2019, ce lo godiamo insieme.

Pierdavide Carone e i Dear Jack (foto: Virginia Bettoja)

Nel 2010, uscito da Amici, i tuoi testi erano alla ricerca costante della verità, ma forse più sarcastici, ed utilizzavano un linguaggio più velato rispetto a quello immediato e duro di ‘Naní’ del 2012 e di ‘Caramelle’ di quest’anno. Questo cambiamento è dovuto meramente a questioni anagrafiche o nasce anche da esigenze di far arrivare quello che dici ad altri target di pubblico?

Diciamo che ci sono un po’ entrambe le cose. Sicuramente crescendo si arriva ad una consapevolezza forse un po’ piú amara della vita. All’inizio La ballata dell’ospedale e Jenny erano canzoni con delle tematiche importanti ma sicuramente piú dissacranti. A queste due cose che dicevi ci aggiungerei sicuramente l’incontro con Lucio (Dalla, ndb). Lui è stato un po’ lo spartiacque in questo, nel senso che mi ha reso un artista piú consapevole. Da lì indietro non si torna, quindi è ovvio che Nanì è stata la prima canzone dove ho continuato ad affrontare sì temi importanti, ma l’ho fatto con una serietà che prima non mostravo, un po’ per paura di affrontare tematiche con carattere e magari anche sì, per l’età. Probabilmente non dico che non l’avrei fatto se non avessi incontrato Lucio, ma magari non lo avrei fatto cosi presto.

Quanto ha cambiato quindi, nel tuo modo di essere cantautore, l’incontro con Lucio Dalla? 

Mi ha cambiato tanto, proprio perché essere legittimato, oltre che umanamente, artisticamente da un monumento della musica d’autore come lui è ovvio che ti allarga le spalle, ti fa sentire più presente a te stesso. Quindi tutto quel disco lì, rispetto ai due precedenti, ha un carattere, un valore per me importante, diverso. Quel valore lì e la sua conseguente morte tragica ed improvvisa, hanno frenato un po’ tutto questo percorso, proprio perché mi hanno un attimo spaesato, è stato tutto veloce. Da che i primi due dischi erano sicuramente più spensierati, un disco cosi importante gestirlo insieme a lui, che è una leggenda, e poi doverlo gestire da solo, insomma, è stato tutto troppo veloce. Nel momento in cui ho deciso di ripartire, ho deciso di riaggrapparmi a quel momento. E quindi, nella scelta e nel modo di affrontare Caramelle, spesso ho evocato dentro di me quello che lui magari avrebbe potuto pensare di questa canzone, di come affrontarla. Perché forse Caramelle, ancora più di Naní, aveva bisogno di carattere e coraggio: quando si parla di abusi sui minori è sempre un terreno molto scivoloso. Quell’incontro lì sicuramente ha determinato da parte mia delle conseguenze diverse a livello artistico.

Pierdavide Carone e Lucio Dalla in Nanì

Ti faccio tornare indietro nel tempo. Nel 2011, io ero ad un tuo incontro tra fan e ti feci chiedere se apprezzassi Marco Masini come cantante, e tu citasti Il morbo di beautiful, canzone molto ironica e sconosciuta ai più ma che si addiceva al tuo modo di scrivere di allora. Adesso chi apprezzi e a chi ti senti più vicino nel modo di esprimerti, nonostante questa consapevolezza che ovviamente determina sempre di piú l’affermazione di Pierdavide Carone anche nel tuo stesso modo di scrivere?

In questo momento mi sento molto caratterizzato da me stesso o da, se proprio vogliamo fare un po’ di antropologia artistica, oltre a Dalla, i vari De Gregori, Venditti, Rino Gaetano, Fossati. Questi sono i miei riferimenti. Giusto per darci una collocazione temporale, perché sennò poi sembriamo fuori dallo spazio e dal tempo, oggi, se dovessi indicare più che degli artisti a cui mi rifaccio magari delle affinità di genere, sicuramente nomino Cristicchi, un certo Caparezza, Moro, Ermal (Metà, ndb), per quanto sia arrivato piú tardi rispetto a quelli che nominavo prima. Quello è il mio habitat. Brunori Sas, se vogliamo continuare a fare dei nomi. Quello è il terreno in cui mi muovo, per quanto poi magari tutti quelli che ho nominato anche fra di loro si diversificano. Anche io mi diversifico da loro, però se devo dare geografia a quello che faccio sicuramente è quello.

Nel tuo libro scritto durante Amici “I sogni fanno rima”, parlavi della tua amicizia con Nigiotti. Hai ancora contatti con lui? 

Sí, tanto, ci siamo sentiti spesso, io ho tifato per lui al Festival, ha anche speso belle parole per Caramelle. Quando vado a Livorno vado da lui, quando viene a Milano ci si vede. Insomma è una bella amicizia. In questo momento, fortunatamente per entrambi, siamo tanto impegnati ed è difficile incrociarsi, peró il valore di un rapporto si misura anche dalla distanza e nella distanza, con lui questa cosa sicuramente c’è.

La canzone di cui parlavi nel libro, quella che avevi scritto proprio tornando da un viaggio a Livorno con lui, che non vi hanno mai fatto cantare ad Amici, che fine ha fatto? 

Ah, guarda, non so neanche piú se c’è, non so neanche se me la ricordo. Siamo andati cosi tanto oltre. A volte le canzoni poi vanno a finire negli oggetti smarriti, quindi qualcuno poi magari la recupera.

In precedenza hai citato Cristicchi, che ha fatto una canzone in tema e io sono una terapista specializzata nel trattamento dell’autismo: mi ricordo che, quando qualcuno ti chiedeva una foto, tu non lo abbracciavi mai, perché dicevi, ironicamente, e lo hai fatto anche nel tuo libro, di essere ‘un po’ autistico’. Adesso abbracci i fan, quando ti chiedono le foto?

Diciamo che ho imparato ad abbracciare e non è una cosa poi così tanto ironica, io c’ho lavorato proprio tanto, perché probabilmente non sono stato molto abituato all’epidermide quando ero piccolo. Sai, sono cose poi che succedono, non tutte le famiglie sono uguali. Io ho seguito per un certo periodo un corso di Rebirthing, che è la disciplina meravigliosa che mi ha aperto un sacco di cose, mi ha fatto ricentrare e mi ha fatto diventare sereno in un periodo in cui ero tutt’altro che sereno. È sempre difficile mantenere un certo equilibrio nella propria vita, però il Rebirthing è stato un buono strumento per chiudere con certe cose, per aprirmi a delle altre. Anche attraverso il Rebirthing ho imparato ad abbracciare e ad essere presente epidermicamente. Perché io, in realtà, sono uno molto affettuoso, però il mio affetto lo mostro attraverso i gesti quotidiani, il poter aiutare le persone a cui tengo. Magari uno non si accorge di queste cose e, siccome mi ha visto sempre negli anni restio ad un certo tipo di contatto, può sembrare sia quasi anaffettivo. In realtà, forse, è proprio un‘esplosione di affetto maggiore di cui ho bisogno e che sono disposto a dare.

Potresti scriverla una canzone sull’autismo, sarebbe meraviglioso.

Io collaboro dal 2012 con un’associazione di Faenza che si occupa di autismo, sono molto amico del Presidente, Cesare Missiroli, che ha un figlio autistico. Cerco di spendermi quando ci sono delle manifestazioni pubbliche, perché magari serve la mia presenza a far riempire qualche teatro e quindi a far guadagnare qualche soldino alle associazioni, ben venga. Ma queste sono cose che tengo nel privato, non è che uno si mette a sbandierare tutti i giorni quello che fa. L’autismo è un mondo a cui mi sono avvicinato da tempo e a cui ho deciso di dare la mia amicizia.

Infine, da abbonata in curva, devo chiederti: arriveremo in Champions (si parla dell’ASRoma, ndb)?

La vedo male. Non lo so, io non credo sia colpa di Di Francesco, credo sia un problema atletico. Non credo che la squadra abbia perso la testa, magari con la Fiorentina forse un attimo, ma non mi sembra che non sia presente a se stessa. Magari Ranieri rinvigorisce un po’. È difficile più che altro perché le due milanesi non si fermano e i posti sono 4, gli altri 2 sono già presi. Ci sono altri 3 posti per 3/4 squadre, perché poi non lo so, forse c’è anche la Lazio. Sara un derby nel derby, Milano e Roma si contendono 4 posti di Champions. Vedremo, vedremo.

Ti ringrazio tantissimo per la disponibilità e sono contenta di averti ritrovato come cantante. Spero che tu possa continuare cosi. Ci era mancata la tua musica. 

E a me era mancata la musica. Ora che sono tornato spero di non andarmene più.

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Shazam: La Luna e La Gatta

Forse non sarà il tormentone dell’estate, ma La Luna e La Gatta, nuovo singolo di Takagi e Ketra, che vede la collaborazione con i The Barbooodos –Jovanotti, Paradiso, Calcutta, è quantomeno un pezzo estremamente radiofonico.

Sarà il pianoforte, sarà il ritmo, sarà il blues, sarà il fischietto, saranno le voci che, insieme, funzionano eccome: può piacere o meno, come ogni cosa, ma se capita questo pezzo in radio è difficile che non venga notato.

Gli alberi pescano, pescano l’anima di questo mondo
Immergendo le radici e abbracciando l’equatore
Vorrei tu facessi lo stesso con la mano sul mio cuore
Quando mi guardi negli occhi
Vorrei finire nel frullatore
Ma dimmi come si può stare bene
Anche quando si è lontani
E non sento la tua voce
Ormai da troppe settimane
Dimmi come si può stare vivi
Anche senza respirare
Posso soltanto deglutire, singhiozzare
Cantare nella testa questo motivo che mi fa
Stare come una gatta
Che guarda dalla finestra
La luna che cade in un lago dipinto di blu
E ci caschi anche tu
Nel cielo la notte è romantica
Venere bacia Orione
Senza sapere dove
Senza sapere come
Vorrei tu facessi lo stesso
Chiamandomi col mio nome
L’amore attraversa lo spazio
Di chilometri anni luce
Ma dimmi come si può stare bene
Anche quando si è lontani
E non sento la tua voce
Ormai da troppe settimane
Dimmi come si può stare vivi
Anche senza respirare
Posso soltanto deglutire, singhiozzare
Cantare nella testa questo motivo che mi fa
Stare come una gatta che guarda dalla finestra
La luna che cade in un lago dipinto di blu
E ci caschi anche tu
Amore, non è una scusa
Ma giuro, mi sono perso
Non è stata una bella avventura
Però m’è piaciuta lo stesso
C’era la luna in un lago
Che emanava il suo riflesso
E una banda suonava lontano una musica blues
Ci saresti cascata anche tu

Takagi e Ketra, La Luna e La Gatta nuovo singolo

Dopo successi come L’Esercito del Selfie, Da Sola in The Night e Amore e Capoeira, Takagi e Ketra annunciano l’uscita di un nuovo singolo, La Luna e La Gatta, realizzato in collaborazione con i The Barbooodos, gruppo misterioso definito come ‘improbabile band esordiente destinata a lasciare un segno indelebile nella musica italiana’.

Chi siano i componenti di questo gruppo ancora non si sa, sebbene si possa ipotizzare che siano personaggi nascosti nella lista delle collaborazioni realizzate dai due produttori da quando, nel 2012, hanno iniziato a lavorare insieme. Si parla di nomi come Rocco Hunt,
Tommaso Paradiso, J-Ax, Fedez, Elisa, Laura Pausini, Fabri Fibra, Giusy Ferreri, Baby K, Calcutta, Jovanotti, Fred De Palma, Jake la Furia, Briga, Frah Quintale e Giorgio Poi.

Intanto ecco il logo del trio:

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Per quanto riguarda La Luna e La Gatta, invece, il brano è stato presentato come un pezzo che mescola Soul, le colonne sonore Spaghetti Western degli anni ’70 e l’Urban Pop.

Avremo la possibilità di ascoltarlo a partire da venerdì 1 marzo, in tutti gli online store e le piattaforme streaming.

The Voice, se i big della musica italiana si presentassero alle blind auditions?

Aprile 2019, inizia la nuova edizione di The Voice.
Ci sono le Blind Auditions, ovvero le selezioni al buio durante le quali i 4 giudici del programma dovranno scegliere chi farà o meno parte della trasmissione, basandosi solo ed esclusivamente sull’ascolto della voce dei concorrenti.

Cosa succederebbe se, a presentarsi a queste selezioni, fossero i big della musica italiana?

Si entra in studio. Partono le registrazioni della prima puntata. Occhi puntati sui giudici, per vedere come reagirebbero se, sul palco, salisse un uomo. Un uomo dalla voce nasale, con un timbro senza dubbio particolare. Un timbro che, si capisce da subito, farà parlare. Inizia poi la musica, ci sono I giardini di marzo, l’uomo inizia a cantare.

Se non ci fosse stata L’Aurora, se mai nessuno avesse scritto ed ascoltato Più bella cosa, alle Blind Auditions, questa voce, farebbe girare i giudici?

Occhi chiusi, orecchie aperte. Sale sul palco una donna. Parte la musica, stavolta le note sono quelle di Io che amo solo te, di Sergio Endrigo.


Interpretazione. Anche senza vederla. Voce forse non delle più particolari, ma profondità del cantato e sensazione d’intimità creatasi ascoltandola, forti e pregnanti. Cosa farebbero, qui i giudici?

Niente presentazioni in questo caso. La donna sale sul palco ed incanta tutti. Voce, rabbia, interpretazione, passione. In questa esibizione c’è tutto. Se i giudici qui non si girassero, probabilmente i fischi del pubblico riempirebbero, comprensibilmente, lo studio.

Ultimo artista in gara, per questa prima puntata dei Blind Auditions “Vip”. Chitarra al collo, sgabello. Si siede ed inizia a suonare.

Voce, colori, libera reinterpretazione, coraggio. Se non si sapesse chi è quest’uomo alla chitarra, se non avesse anni di carriera alle spalle, se avesse solo questo minuto e poco più per farsi conoscere, i giudici apprezzerebbero il suo ‘appropriarsi’ in questa maniera di un capolavoro di Pino Daniele?

Vasco Rossi, Ligabue, Biagio Antonacci, Laura Pausini, Giorgia: ad occhi chiusi, sentendoli cantare live canzoni di altri, quanti verrebbero scelti se non si fosse a conoscenza della loro straordinaria storia artistica? Su chi si scommetterebbe? Chi verrebbe escluso? Colpirebbero tutti ugualmente? Quanto contano, nella musica e non solo, il pregiudizio e le convinzioni personali?

Mia Martini e Marco Masini: sfiga, follia e chiacchiere.

“Hanno detto di lui qualsiasi cosa, come avevano fatto con me un pò di anni fa. Ho sentito dire anche che portava jella, quindi ritornava di nuovo lo stesso discorso. Perchè bisogna essere cosí squallidi in Italia?”.
È il 1994. Interviene cosí Mia Martini a Radio Due. Oggetto del discutere Marco Masini e le voci, tanto familiari a Mimí, di cui è bersaglio.

Invidia, incompatibilità comunicativa con l’ambiente musicale dell’epoca, cantare verità scomode, pura follia. Cosa abbia fatto nascere queste voci su Masini non si sa. Cosa le alimentò, invece, sí. Ed è una lunga lista.
Nel 1991 un ragazzo, togliendosi la vita, lasciò un bigliettino che diceva: “vado via con la voce dell’unico amico che mi ha capito”. Questo diventa, per un giornale, “Ascolta Masini e s’ammazza”.

Lo stesso anno, la Premiata Ditta, rende Masini protagonista di uno sketch, definendolo uno iettatore. Ironia, banale scherzo, che diventa, però, passaparola e poi realtà fra gli addetti ai lavori. “Se ne va il funesto Masini”: cosí viene salutato il cantautore fiorentino da un noto 
presentatore di cui ha nascosto per lungo tempo l’identità.

Ma Masini è forte. “Vengo dalla Curva Fiesole dove si urlano i sentimenti, dove si urlano le proprie fedi, le proprie ragioni. Io l’ho fatto, credo non ci sia niente da vergognarsi. Se si sta zitti alla fine si subisce e basta. Questa è stata un pò sempre la mia regola di vita.”. Cosí, dopo aver pensato già una prima volta al ritiro dalle scene musicali, Masini reagí e 
pubblicò, nel 1993, l’album T’Innamorerai, che conteneva
la celebre e discussa Vaffanculo.

“Ti ricordi “Vaffanculo”?
Era dedicato a te infame cacciatore di audience che mi hai impallinato per anni con le tue facili battute, le allusioni e perfino le tue lezioni di morale, che mi hai messo nel congelatore delle tue radiotelevendite bisbigliando “non ce lo voglio porta sfiga”.
Tu sei lo stesso che faceva gli scongiuri al nome di Mia Martini per far ridere tutti, forse anche me, che ero un orchestrale; poi io l’ho conosciuta e tu no, io ho sentito cantare la sua anima e tu no, io ho suonato per lei ne “Gli uomini non cambiano” e tu no, ho cantato le sue canzoni e tu no, quando se ne è andata io mi sono sentito un po’ stronzo e tu no; hai solo cambiato mira e hai puntato il tuo fucile su di me ma io non ho la sublime femminile pazienza di Mimì; io sono qui vivo, volgare quanto te se serve e ti rimando affanculo.
Non ritiro una parola di quelle che ho scritto nelle mie canzoni: sono storie che ho sentito e vissuto e appartengono a migliaia di persone delle quali sono stato solo un intonato portavoce e non smetterò di fare musica finchè avrò uno specchio che mi ascolta; io vivo in un pianoforte che è più grande della tua casa, io ho una bellissima ragazza che tu non potrai mai avere: la musica.
La jella non esiste credimi, c’è solo il bene e il male e io avrò fatto come tanti sia l’uno che l’altro ma nel 2001, in pieno rimescolamento storico-morale, dove l’accettare gli altri sarà l’unica soluzione, fra tutti i “diversi” bianchi neri ebrei cattolici omosessuali e non, è l’ora di togliere dal vocabolario della vita la parola jettatore.
Lo jettatore di quartiere può cambiare quartiere, quello di scuola può cambiare scuola o città ma uno come me, bollato in radio o in televisione dalle tue battutacce, cosa deve cambiare? Paese? Lavoro? No grazie, arivaffanculo!”

Marco Masini, 2001

Inizia qui la vera e propria azione di boicottaggio nei confronti di Masini: niente più canzoni in radio e in tv, poichè “non adatte al loro target”; niente ospitate in televisioneil cantante “è portatore di energie negative”.

Il Cielo della Vergine, Scimmie, Raccontami di Te, Uscita di Sicurezza: tra il 1995 e il 2001 Masini pubblica. Cambia genere musicale, cambia modo di esprimersi. Rimane, però, la voglia e la necessità di raccontare, tramite le canzoni, la sua vita. Quello che non c’è, invece, è il supporto mediatico. Le porte si chiudono, comprese quelle della sua casa discografica dell’epoca, la BMG, alla quale, il cantautore, farà poi causa. La motivazione? Non aver mai tutelato la sua immagine. La causa viene vinta dal cantante.

Venerdí 13 (aprile 2001): Masini annuncia la propria volontà di ritirarsi dalla carriera di cantautore. Il giorno, fortemente simbolico, scelto in segno di disprezzo nei confronti della superstizione. Ambiente musicale corrotto, impossibilità a fare il proprio lavoro, personaggi senza scrupoli che lo hanno portato al fallimento: le accuse e le polemiche rimangono forti. Il cantante riesce comunque a darne voce grazie al supporto di alcuni personaggi autorevoli del mondo della televisione, come Maurizio Costanzo ed Adriano Celentano, che ancora lo ospitano nelle loro trasmissioni.

Ritorna Mimí, il paragone con lei e le sue vicende. L’artista che, secondo Masini, era la più grande di tutte, aveva vissuto la stessa insopportabile situazione. Lui non vuole fare la sua fine e, da Celentano, dà nuovamente voce a lei e alle sue ragioni, prima di ritirarsi.

Due anni di silenzio, fino a quando, nel 2003, Masini ritorna con la raccolta Il mio cammino. Il vero e proprio rientro nelle scene, però, arriva un anno dopo, al Festival di Sanremo, quando, con L’Uomo Volante, vince, provando a riemergere.

Marco Masini ce l’ha fatta, Mia Martini no.
È bene ricordarsene ora, passati pochi giorni dalla messa in onda di Io sono Mia, biografia della cantante calabrese, che ha riportato alla luce le storie sulle chiacchiere che possono uccidere. È bene ricordarsene ora, quando Masini ancora fatica, a volte, a trovare lo spazio che meriterebbe. È bene ricordarsene ora, affinchè la memoria ci aiuti a non ripetere gli stessi errori.

Enrico Nigiotti: tour teatrale 2019 (info e biglietti)

Decimo posto e Premio Lunezia: questo il bottino ottenuto da Enrico Nigiotti all’ultimo Festival di Sanremo. Il cantautore livornese si è, infatti, aggiudicato il Premio proprio per il testo della sua Nonno Hollywood, (canzone presentata all’Ariston) ritenuto ‘un racconto originale, descrittivo e suggestivo’ dal critico musicale Dario Salvatori, membro della commissione.

Nigiotti ora racconterà le sue storie in un tour teatrale, il Cenerentola Tour, che partirà da San Benedetto del Tronto il 03/04/2019.

Oltre al singolo Nonno Hollywood, la scaletta del tour teatrale conterrà gli altri brani dell’edizione speciale di Cenerentola e altre storie…, album uscito il 15 febbraio scorso. Tra questi anche un inedito dal titolo La ragazza che raccoglieva il vento, dedicato alla celebre poetessa e scrittrice Alda Merini.

Di seguito trovate le date del tour:

  • 03/04/19 San Benedetto del Tronto (AP) – Pala Riviera (DATA ZERO)
  • 04/04/19 Bologna – Teatro Duse
  • 09/04/19 Firenze – Teatro Puccini
  • 10/04/19 Torino – Teatro della Concordia
  • 14/04/19 Lecce – Teatro Politeama Greco
  • 15/04/19 Napoli – Teatro Acacia
  • 17/04/19 Mestre (VE) – Teatro Toniolo
  • 23/04/19 Genova – Teatro Politeama Genovese

I biglietti dei concerti sono disponibili su Ticketone.it

Simone Cristicchi: tour teatrale 2019 (info e biglietti)

Reduce dall’esperienza sanremese, che lo ha visto aggiudicarsi un quinto posto con la sua Abbi cura di me, Simone Cristicchi tornerà ad esibirsi in tour in giro per l’Italia con il suo Manuale di Volo per Uomo, una produzione TSA Teatro Stabile d’Abruzzo/CTB Centro Teatrale Bresciano.

Il cantautore romano continua a stupire il pubblico teatrale interpretando un quarantenne, Raffaele, rimasto bambino. Per molti una mente non proprio eccelsa, quasi da compatire, per altri un genio. In realtà un ‘Super-Sensibile’, un vero e proprio eroe con dei poteri speciali. Uno su tutti quello di possedere una mente fotografica in grado di mettere a fuoco i particolari, dettagli che agli altri troppo spesso sfuggono.

Alla fine dello spettacolo, inoltre, si avrà l’opportunità di assistere all’anteprima del suo lavoro documentaristico sulla felicità, Happy Next, progetto di ricerca per il quale Cristicchi ha coinvolto molte persone, compreso Papa Francesco.

Di seguito trovate le date del tour:

  • 22/02/19 Porto Sant’Elpidio (FM) – Teatro delle Api
  • 23/02/19 Quarrata (PT) – Teatro Nazionale
  • 24/02/19 Noventa Piave (VE) – Palazzetto dello Sport Fontebasso
  • 25-26-27/02/19 Milano – Teatro Manzoni
  • 01/02/19 Premariacco (UD) – Teatro Orsaria
  • 14/03/19 Melendugno (LC) – Nuovo cinema Teatro Paradiso
  • 15/03/19 Fasano (BR) – Teatro Kennedy
  • 16/03/19 Conversano (BA) – Teatro Norba
  • 03/04/19 Grugliasco (TO) – Teatro Le Serre
  • 04/04/19 Padova – Teatro MPX
  • 05/04/19 Verona – Teatro Camploy
  • 06/04/19 Santa Sofia (FC) – Teatro Mentore
  • 07/04/19 Roccastrada (GR) – Teatro dei Concordi
  • 09-10-11-12-13-14-15-16-17-18-19-20/04/19 Roma – Teatro Sala Umberto

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