Mia Martini e Marco Masini: sfiga, follia e chiacchiere.

“Hanno detto di lui qualsiasi cosa, come avevano fatto con me un pò di anni fa. Ho sentito dire anche che portava jella, quindi ritornava di nuovo lo stesso discorso. Perchè bisogna essere cosí squallidi in Italia?”.
È il 1994. Interviene cosí Mia Martini a Radio Due. Oggetto del discutere Marco Masini e le voci, tanto familiari a Mimí, di cui è bersaglio.

Invidia, incompatibilità comunicativa con l’ambiente musicale dell’epoca, cantare verità scomode, pura follia. Cosa abbia fatto nascere queste voci su Masini non si sa. Cosa le alimentò, invece, sí. Ed è una lunga lista.
Nel 1991 un ragazzo, togliendosi la vita, lasciò un bigliettino che diceva: “vado via con la voce dell’unico amico che mi ha capito”. Questo diventa, per un giornale, “Ascolta Masini e s’ammazza”.

Lo stesso anno, la Premiata Ditta, rende Masini protagonista di uno sketch, definendolo uno iettatore. Ironia, banale scherzo, che diventa, però, passaparola e poi realtà fra gli addetti ai lavori. “Se ne va il funesto Masini”: cosí viene salutato il cantautore fiorentino da un noto 
presentatore di cui ha nascosto per lungo tempo l’identità.

Ma Masini è forte. “Vengo dalla Curva Fiesole dove si urlano i sentimenti, dove si urlano le proprie fedi, le proprie ragioni. Io l’ho fatto, credo non ci sia niente da vergognarsi. Se si sta zitti alla fine si subisce e basta. Questa è stata un pò sempre la mia regola di vita.”. Cosí, dopo aver pensato già una prima volta al ritiro dalle scene musicali, Masini reagí e 
pubblicò, nel 1993, l’album T’Innamorerai, che conteneva
la celebre e discussa Vaffanculo.

“Ti ricordi “Vaffanculo”?
Era dedicato a te infame cacciatore di audience che mi hai impallinato per anni con le tue facili battute, le allusioni e perfino le tue lezioni di morale, che mi hai messo nel congelatore delle tue radiotelevendite bisbigliando “non ce lo voglio porta sfiga”.
Tu sei lo stesso che faceva gli scongiuri al nome di Mia Martini per far ridere tutti, forse anche me, che ero un orchestrale; poi io l’ho conosciuta e tu no, io ho sentito cantare la sua anima e tu no, io ho suonato per lei ne “Gli uomini non cambiano” e tu no, ho cantato le sue canzoni e tu no, quando se ne è andata io mi sono sentito un po’ stronzo e tu no; hai solo cambiato mira e hai puntato il tuo fucile su di me ma io non ho la sublime femminile pazienza di Mimì; io sono qui vivo, volgare quanto te se serve e ti rimando affanculo.
Non ritiro una parola di quelle che ho scritto nelle mie canzoni: sono storie che ho sentito e vissuto e appartengono a migliaia di persone delle quali sono stato solo un intonato portavoce e non smetterò di fare musica finchè avrò uno specchio che mi ascolta; io vivo in un pianoforte che è più grande della tua casa, io ho una bellissima ragazza che tu non potrai mai avere: la musica.
La jella non esiste credimi, c’è solo il bene e il male e io avrò fatto come tanti sia l’uno che l’altro ma nel 2001, in pieno rimescolamento storico-morale, dove l’accettare gli altri sarà l’unica soluzione, fra tutti i “diversi” bianchi neri ebrei cattolici omosessuali e non, è l’ora di togliere dal vocabolario della vita la parola jettatore.
Lo jettatore di quartiere può cambiare quartiere, quello di scuola può cambiare scuola o città ma uno come me, bollato in radio o in televisione dalle tue battutacce, cosa deve cambiare? Paese? Lavoro? No grazie, arivaffanculo!”

Marco Masini, 2001

Inizia qui la vera e propria azione di boicottaggio nei confronti di Masini: niente più canzoni in radio e in tv, poichè “non adatte al loro target”; niente ospitate in televisioneil cantante “è portatore di energie negative”.

Il Cielo della Vergine, Scimmie, Raccontami di Te, Uscita di Sicurezza: tra il 1995 e il 2001 Masini pubblica. Cambia genere musicale, cambia modo di esprimersi. Rimane, però, la voglia e la necessità di raccontare, tramite le canzoni, la sua vita. Quello che non c’è, invece, è il supporto mediatico. Le porte si chiudono, comprese quelle della sua casa discografica dell’epoca, la BMG, alla quale, il cantautore, farà poi causa. La motivazione? Non aver mai tutelato la sua immagine. La causa viene vinta dal cantante.

Venerdí 13 (aprile 2001): Masini annuncia la propria volontà di ritirarsi dalla carriera di cantautore. Il giorno, fortemente simbolico, scelto in segno di disprezzo nei confronti della superstizione. Ambiente musicale corrotto, impossibilità a fare il proprio lavoro, personaggi senza scrupoli che lo hanno portato al fallimento: le accuse e le polemiche rimangono forti. Il cantante riesce comunque a darne voce grazie al supporto di alcuni personaggi autorevoli del mondo della televisione, come Maurizio Costanzo ed Adriano Celentano, che ancora lo ospitano nelle loro trasmissioni.

Ritorna Mimí, il paragone con lei e le sue vicende. L’artista che, secondo Masini, era la più grande di tutte, aveva vissuto la stessa insopportabile situazione. Lui non vuole fare la sua fine e, da Celentano, dà nuovamente voce a lei e alle sue ragioni, prima di ritirarsi.

Due anni di silenzio, fino a quando, nel 2003, Masini ritorna con la raccolta Il mio cammino. Il vero e proprio rientro nelle scene, però, arriva un anno dopo, al Festival di Sanremo, quando, con L’Uomo Volante, vince, provando a riemergere.

Marco Masini ce l’ha fatta, Mia Martini no.
È bene ricordarsene ora, passati pochi giorni dalla messa in onda di Io sono Mia, biografia della cantante calabrese, che ha riportato alla luce le storie sulle chiacchiere che possono uccidere. È bene ricordarsene ora, quando Masini ancora fatica, a volte, a trovare lo spazio che meriterebbe. È bene ricordarsene ora, affinchè la memoria ci aiuti a non ripetere gli stessi errori.

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