Paola Turci – Il secondo cuore (2017): recensione album

Il secondo cuore (2017)

IL SECONDO CUORE

(Warner Music Italia, 31 Marzo 2017 – Produttore Luca Chiaravalli)

Doverosa una recensione su quello che per me era uno degli album più attesi del 2017.

Ho avuto bisogno di numerosi ascolti, di studiare bene le canzoni per metabolizzare il tutto; una recensione fatta in tempi troppo brevi non è mai obiettiva e reale quando si tratta di canzoni nuove.

Premetto che vedere il nome Paola Turci associato a quello di Luca Chiaravalli e Davide Simonetta mi ha scosso e non poco fin da Dicembre, quando erano usciti gli autori della canzone di Sanremo.

Non per pregiudizio (sono aperta a tutto), ma perché ogni artista credo debba avere una tipologia di produttori, autori e collaboratori che lo valorizzino al meglio.

La “standardizzazione” a mio parere sminuisce il valore stesso della musica, la sua vera essenza, soprattutto per artisti di un certo calibro.

A maggior ragione se vedo nomi importanti (Paola) accostati a nomi minori (quelli per cui producono/scrivono loro)

Non si possono mettere artisti così diversi su uno stesso piano (A livello di composizioni intendo)

Grazie al cielo in questo album non ci sono solo queste collaborazioni, altrimenti la delusione credo avrebbe preso il sopravvento.

Torniamo a Il secondo cuore: Un album sorprendente, così oserei definirlo, che si distacca di un bel po’ da quello a cui la musica di Paola ci ha abituati, ma che mantiene una assoluta riconoscibilità e una inconfondibile impronta. Un suo grande pregio è quello di sapersi far riconoscere qualsiasi cosa canti.

Distinguersi sempre non è cosa facile al giorno d’oggi, in mezzo a musica tutta simile e scopiazzata, a volte addirittura “pre-confezionata”

Una ripartenza per la Turci, una svolta verso un genere più pop, più commerciale in alcuni pezzi, meno di nicchia, sicuramente di impatto (impatto non sempre positivo?)

In linea di massima è un “buon commerciale”, di qualità, dove le interpretazioni sempre magistrali, danno un valore in più a canzoni (solo alcune) che onestamente potrei immaginare tranquillamente anche cantate da altri. (Sono arrivata al punto di immaginare La prima volta al mondo cantata da Alessio Bernabei, e la cosa non è bella!)

Il produttore è Chiaravalli e si sente. Si era avvertito subito, fin dalle prime note di Fatti bella per te portata a Sanremo, quell’intro che troviamo molto similmente anche in altre canzoni (Nek, Bernabei per citarne due appunto, ma non solo, mi vengono in mente alcune produzioni Chiaravalliane di Ramazzotti su questo standard e lo stesso Gabbani che spopola tanto)

Giusto citare tutte le collaborazioni presenti in questo album, oltre a Chiaravalli: Giulia Anania (che già apprezzavo dai tempi del suo Sanremo nel 2012), Davide Simonetta, Marta Venturini, Niccolò Agliardi (aveva già scritto per la Turci ed è sempre una garanzia), Enzo Avitabile, Fink, Fabio Illacqua.

Buona parte delle canzoni sono caratterizzate da un ritmo incalzante, (E Chiaravelli qui si sente moltissimo, anche se non mi fa propriamente impazzire accostato a Paola), soprattutto negli incisi, ma non mancano le canzoni più lente e ricercate, che riportano alle atmosfere di alcune sue vecchie canzoni.

Brani come “Ci siamo fatti tanti sogni” e “Nel mio secondo cuore” infatti la riportano nei territori che le sono più familiari, ed è esattamente qui che la riconosco maggiormente.

Tappeti elettronici, chitarre graffianti, pop deciso, accenni country e sprazzi folk/blues: questo è ciò che musicalmente caratterizza questo disco decisamente variegato.

Le due canzoni in cui trovo la vera essenza di Paola sono essenzialmente: La fine dell’estate e Nel mio secondo cuore.

Questi due brani li potrei inserire tranquillamente in altri album del passato, quelli che mi porterebbero a riconoscerla fra milioni.

Mentre il resto ha un sapore fresco e nuovo, sotto varie sfumature.

Andiamo ad analizzare canzone per canzone questo album per approfondire meglio.

1) Fatti bella per te

La canzone che ha segnato il ritorno di Paola, che ha sorpreso tutti, che ha lasciato un’Italia intera a bocca aperta.

Un’ apertura di album pazzesca, un brano con un testo semplice, ma interpretato in una maniera tale da renderlo unico, speciale.

Personalità pazzesca, credibilità estrema, un pezzo che arriva dritto dove deve arrivare e che non si può non apprezzare.

Un grande invito all’accettazione di se stessi, a non avere vergogna o paura di mostrarsi trasparenti…

Un invito a non nascondersi.

2) La prima volta al mondo

Canzone che spiazza e non in positivo.

Mi sono “spaventata” con queste nuove sonorità, le trovo molto lontane dall’essenza di Paola, quasi sprecate per una voce seria e scura come la sua. Non è paragonabile ad altre canzoni, né di questo album, né a pezzi più datati.

Certo lei salva una canzone assai mediocre, senza infamia e senza lode, anche se con il tempo nonostante tutto si lascia ascoltare, ma spero sia un esperimento da non ripetere più perché la sminuisce (oltre che snatura) molto.

Mi è venuto naturale associarla a pezzi di cantanti pop di passaggio che si sentono oggi in radio e che propongono pezzi tutti uguali (del resto autori e produttori sono gli stessi..)

3) Ci siamo fatte tanti sogni

La prima vera canzone che ha toccato le corde della mia Anima.

Pezzo di grande ispirazione, interpretazione delicata, soffice, che avvolge, come Paola sa fare bene

Bellissimo testo, alcuni passaggi davvero toccanti e che mi hanno colpita molto.

Canzone che racconta la dinamica di una relazione piena di aspettative e mai realmente vissuta a pieno.

Pezzo di qualche spanna sopra ad altri dell’album, senza dubbio la mia preferita di questo disco.

Semplicemente alla sua altezza. Non sto dando voti, ma certamente questa canzone meriterebbe un voto parecchio alto.

4) Un’emozione da poco

Canzone già edita, in quanto pezzo storico di Anna Oxa.

Trovo la Oxa unico nel suo genere, quindi non vorrei fare paragoni tra le due interpretazioni, anche perché mi piacciono entrambe.

Certamente trovo in Paola quel graffio in più che scaturisce maggiore coinvolgimento a livello emotivo.

Ho trovato questa versione più incalzante e con un arrangiamento curato, sublime e travolgente.

Per il resto, penso che l’apprezzamento della cover a Sanremo abbia parlato da sé..

5) La vita che ho deciso

Secondo singolo estratto dal’album, anche questa è una canzone decisamente più pop rispetto al suo solito.

Una sorta di flashback, con un frame che ritrae la giovane Paola con la sua chitarra, su una spiaggia a dare il la al suo sogno artistico

Struttura standard delle canzoni pop attuali, senza pretese né musicali né testuali.

Anche per queste ragioni riesco ad immaginarla tranquillamente cantata anche da altri (spesso nel ritornello mi viene in mente Laura Bono, ad esempio)

Il pezzo nel suo complesso convince, è semplice, ma non banale e arriva, eccome se arriva.

Un inciso decisamente di impatto che entra subito intesta e non smetti di canticchiarlo.

I primi ascolti mi avevano convinta molto, ora il mio giudizio è un po’ variato, ma è rimasto sicuramente positivo e la canzone l’ascolto volentieri, anche se non travolta dall’emozione.

Nota negativa: quel “Più me” rende banale una bella canzone a mio parere.

Mi sa di adolescenza, non so. Poco adatto, l’inciso era già bello di suo, non aveva bisogno di questo plus che l’ha un po’ svalorizzato a mio modo di vedere.

La voce di Paola da un punticino in più alla canzone.

6) Combinazioni

Niccolò Agliardi al 100%, impronta inconfondibile.

Senza leggere l’autore si capisce benissimo che c’è lui dietro a questo pezzo, per chi conosce qualcosa della sua discografia.

La canzone in sé mi piace molto, gran bel testo, musicalmente riporta alle atmosfere dei brani che fanno da colonna sonora alla fiction Braccialetti Rossi, firmati appunto Agliardi.

Anche questo non lo trovo un pezzo esclusivo per Paola, nel senso che la sua interpretazione fa sempre la differenza, ma è una normale (seppur bella) canzone pop interpretabile facilmente anche da altri, ad esempio Laura Pausini di cui Agliardi appunto è stato spesso autore.

Al di là di questo ragionamento, il brano in questione resta uno dei miei preferiti dell’album, anche per il senso stesso delle parole.

7) Sublime

Forse la canzone che mi piace meno dell’album, ma riconosco che ha il suo perché e l’influenza del musicista britannico Fink si sente (sembra una canzone appartenente ad un altro album)

Mi arriva meno semplicemente perché non è il mio genere, ma a modo suo credo sia affascinante, in queste sfumature black.

Originale sicuramente la chiave di lettura sia in italiano che in inglese della parola SUBLIME.

Avverto una Paola più “vera” in questo pezzo che in quelli più pop, nonostante la canzone mi piaccia meno.

E dal vivo riesco già ad immaginarla mentre canta questa canzone.

8) Nel mio secondo cuore

Eccola Paola Turci, ecco la sua musica, ecco le sue atmosfere, ecco la sua impronta inconfondibile.

Siamo su tutto un altro pianeta.

Le collaborazioni davvero preziose e significative si avvertono dalle prime note; applausi quindi anche ad Enzo Avitabile per questo brano veramente riuscito, caratterizzato da una sensazione di dolcezza e delicatezza fin dalla prima nota.

Non sarà un capolavoro (secondo me in questo album non ce ne sono) ma è un brano apprezzabilissimo. Un brano colmo di maturità e di consapevolezza.

9) Tenerti la mano è la mia rivoluzione

E’ la canzone che ascolto meno dall’album, la trovo decisamente incolore. Non brutta, per carità, ma non ha nulla di particolare, non ha nulla che mi stupisca concretamente.

La associo continuamente a Laura Pausini, mi ricorda altri pezzi suoi e secondo me Paola ci si avvicina anche a livello interpretativo (ma sicuramente urlando meno!!)

Brano caratterizzato dalla consapevolezza delle certezze di un rapporto, ma onestamente credo potesse essere sviluppato decisamente meglio.

10) La fine dell’estate

Quando si ascoltano canzoni come queste si può capire davvero chi è Paola Turci.

Anche qui la ritrovo in tutto e per tutto, finalmente!

Utilizzo della voce eccellente, armonia perfetta tra musica e parole, un pezzo veramente riuscito in maniera ottima, interpretazione da brividi, è semplicemente il pezzo giusto cantato nel modo giusto.

Canzone a cui non riesco a trovare nessun difetto.

E dietro queste parole si nasconde un significato molto più grande di quello che può arrivare dopo il primo ascolto.

Tra le mie tre preferite dell’album senza ombra di dubbio, da ascoltare e riascoltare senza stancarsi mai, quel velo di intimismo malinconico mi prende davvero tanto.

11) Ma dimme te (Ft. Marco Giallini)

Canzone che ha il diritto di entrare in un album di Paola!

Se si va oltre la canzone cantata in dialetto romanesco, si può trovare un’interpretazione vocale magistrale.

La sua voce infatti prende delle vie e delle sfumature inaspettate, che mi rimandano parecchio all’interpretazione (anche qui intensissima) di Paloma Negra.

Davvero sorprendente.

Poi è chiaro che io preferisco le altre canzoni, ma nonostante ciò, si lascia ascoltare più che volentieri, non l’avrei esclusa, ecco.

E’ giusto che ci sia spazio anche per canzoni come queste, soprattutto per una romana DOC come Paola.

Per concludere: è un album di buon livello, ben fatto, curato, indubbiamente sopra la media della musica in circolazione e delle recenti uscite.

Ma non posso non ammettere che è sotto gli standard di Paola, che probabilmente ci ha abituati a musica di altro genere, ma anche di altro livello.

Belle canzoni le trovo, ma mi mancano quelle che mi travolgono di emozione… E ciò è legato sicuramente anche al tipo di produzione a cui si è affidata.

E’ come se queste nuove sonorità più moderne non si sposassero perfettamente con quello che è il suo stile effettivo.

A lei il merito di impreziosire canzoni che magari in altri contesti, non avrebbero avuto nulla di speciale.

Ed è sempre lei ad essere inconfondibile in quelle canzoni che, seppur in minoranza, fanno assaporare quelle atmosfere, quello stile, quella vocalità, quell’energia e quel timbro che sono semplicemente unici.

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