Capitolo 1: i sensi

C’è una parte dell’autismo che forse ai più è sconosciuta.
Nell’immaginario collettivo ‘autistico’ è colui che sfarfalla, che parla in maniera bizzarra, che compie movimenti grossolani e, talvolta, impacciati. Il bambino che ha interessi assurdi!! O ‘il bambino strano che va in giro con le mani sulle orecchie e fa strani vocalizzi con la voce’. O anche ‘quello che gira su se stesso ad una velocità incredibile, ma come fa a non cadere?’.

Quello che, forse, ai più può risultare sconosciuto è il perché, chi ha l’autismo, fa questo.

Si parla di disturbo di processazione sensoriale. Parolone. In pratica?

In pratica, il bambino che ha l’autismo, percepisce troppo.

Percepisce troppi rumori e, oltretutto, li percepisce molto più forti di quanto in realtà siano (o, meglio, di quanto lo siano per noi). Ma non è qualcosa limitato ai suoni. Sono tutti i sensi ad essere iperattivati. Le luci potrebbero confonderlo o farlo incantare, i riflessi degli specchi potrebbero ipnotizzarlo. Il gusto, poi: alcuni cibi potrebbe arrivare a non assaggiarli mai nella sua vita. A volte la maggior parte, dei cibi. Per il colore, l’odore, la consistenza. E quanto è bella l’immagine che si crea ai miei occhi quando giro su me stesso sfidando la velocità della luce, eh?

I sensi di un bambino autistico non sono coordinati fra loro.

E, se il bambino è un ‘alto funzionamento’ allora riuscirà a farsi capire, a spiegare che cosa accade nella sua testa e che cosa di conseguenza, lo manda in crisi o in estasi. Ma se così non fosse?

Ci ritroveremmo un bambino che scoppia a piangere all’improvviso, in mezzo ad una strada o al centro del salone di casa sua, quando magari, un attimo prima, stava ridendo e saltellando. E non riusciremo a capire cosa sia successo se non anni dopo. Anni fatti di conoscenza, di sofferenza e di lavoro. Quando capiremo che, a scatenare la crisi, è stato il rumore di un motore di un autobus che doveva essere giallo e non blu o il cancello automatico del pianterreno che, aprendosi, ha fatto un rumore insopportabile (che noi, all’inizio, non abbiamo sentito).

Oppure ci ritroveremo un bambino che, sempre ed ovviamente all’improvviso, pieno di gioia scappa verso un altro cancello di un altro edificio, perché sta arrivando il camioncino che, quello sì che ha un rumore bellissimo!! Solo che, così facendo, rischia di mettersi in pericolo.

In questo viaggio nel mondo dell’autismo parlerò di Texas, un mio bambino dal nome non ispirato alla Casa di Carta, bensì ad una delle sue passioni: i 50 Stati Uniti d’America (se gli chiedete ‘e tu che stato sei?’ lui ti risponde senza esitazioni ‘Texas!’, chissà per quale motivo).

Sarà un viaggio pieno di amore, visti i 7 anni di vita insieme a fronte dei nemmeno 9 suoi. Ma sarà anche un viaggio duro, pieno di lotte, di lacrime, di risate. Un viaggio attraverso barriere, ostacoli, difficoltà, capacità incredibili, abilità che mi lasciano, ogni giorno, a bocca aperta. Un viaggio lunghissimo. Più di ieri e meno di domani.

Ma mi raccomando, non dite a Francesco Gabbani di leggere il capitolo su Occidentali’s Karma, potrebbe rimanerci male…

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