Il ‘sentirsi sbagliati’ e l’empatia nei confronti dell’altro: un viaggio che parte da Masini e arriva ad Ultimo

Due generazioni differenti, due mondi forse e a tratti anche simili: Marco Masini ed Ultimo, nelle loro canzoni, hanno affrontato in maniera diversa lo stesso concetto. Ad oggi, qual è il modo per noi più accettabile per non ‘sentirci sbagliati’?

Marco Masini, cantautore fiorentino classe 1964, che ha trovato negli anni 90 il momento più alto della sua carriera. Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, che negli anni 90 ci è nato e sta, adesso, godendo di una popolarità e di un consenso massimi.

Entrambi, quando si esibiscono, lo fanno perlopiù seduti davanti ad un pianoforte. Entrambi, quando si esibiscono, riescono a conquistare chi li ascolta.

In maniera diversa, con parole differenti, figli di generazioni lontane fra loro.

Nel 1991 Marco Masini, con Giancarlo Bigazzi e Beppe Dati, scriveva Cenerentola innamorata. Brano che, senza molti giri di parole (ed è questo che viene oggi rimpianto e allora amato del Maso degli anni 90) affronta temi delicati: una ragazza, rimasta incinta e, per questo, lasciata dal suo amore, si ritrova a dover prendere la decisione relativa a se portare avanti o meno la gravidanza.

Senso di colpa, vergogna, imbarazzo. Masini ti incanta con la voce, ma il messaggio arriva forte e chiaro.

A tuo padre non riesci a dirlo
Proprio lui fiero di sua figlia
Hai paura e non vuoi ferirlo
In poltrona mentre sbadiglia
.
Di tua madre poi ti vergogni
Non vuoi dirle che ti piaceva
Far l’amore scambiarsi i sogni
Lei lo ha fatto perché doveva

Ad un certo punto, poi, subentra l’inadeguatezza. Quella che, purtroppo, molti di noi conoscono o vivono, e lo hanno fatto almeno una volta nella vita. Essere sbagliati, insomma. Ciò che ti porta a sentirti responsabile anche dell’abbandono di chi diceva di amarti. O di chi avrebbe dovuto farlo.

E la notte ci pensi ancora
Mentre piangi e non sai che fare
Ma non è vero che sei sbagliata
Nei suoi occhi vedevi il mare
Cenerentola innamorata

Eccolo qui, il fulcro. Ma non è vero che sei sbagliata. La Cenerentola innamorata di Masini sta male, è sola, vive in bilico. E quella frase non è che una carezza. Un rimedio. Una cura. Un fazzoletto che asciuga le lacrime.

Chi ascolta la canzone, chi si immedesima in questa Cenerentola, si sente senza dubbio capito, ascoltato. E, forse, anche un pò meno sbagliato.

Quel filo che ci unisce, di Ultimo, d’altro canto, parte subito con la volontà di farti sentire accolto, capito. Io lo so cosa senti. Niccolò te lo fa capire, che lo sa cosa senti, dalla prima all’ultima frase della sua canzone. Si mette alla pari, non ti deve guidare da nessuna parte, perché state viaggiando insieme. Non ti deve salvare, perché vive con te.

La consapevolezza che ha Ultimo nell’affrontare il senso di inadeguatezza è da persona adulta, matura, conscia di quello che vive e sente. E, questo, arriva anche all’altro.

Tu sei diversa perché sei sbagliata
Ma non per me che credo in chi non vien credut
o

L’essere sbagliati qui è ricchezza. Non viene negato. E non ci sono carezze, non ci sono rimedi. Perché non ci sono problemi. Qui ci sono solo ragazzi che vivono appieno le loro vite, nel vortice delle loro emozioni, senza freni, senza preoccuparsi del mondo. L’amore che è descritto qui non soffre, non è solo, non vive in bilico. L’amore descritto qui è tutto quello di cui si ha bisogno.

Due canzoni diverse di due grandi artisti.
Due brani che toccano un tema importante e lo fanno con estrema e credibile cognizione di causa.
C’è differenza nel modo in cui i cantautori lo elaborano: Masini accoglie la debolezza altrui e la scioglie con la dolcezza necessaria in un momento in cui la forza non servirebbe a nulla, servono solo abbracci e comprensione; Ultimo, invece, ti guarda negli occhi e ti fa arrivare che non c’è niente di più bello al mondo dell’essere sbagliati e va bene così, basta trovare qualcuno che ti sia accanto e sappia leggerti.

In un mondo in cui, a quanto pare, il senso di inadeguatezza attraversa le generazioni rimanendo immutato e al centro delle vite altrui, è incoraggiante vedere che qualcuno riesce a mantenere nei confronti delle persone l’empatia e l’umanità necessari per sopravvivere.

Tutti ci sentiamo sbagliati, ogni tanto. Ma chi, davvero, sa capirci?

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