Oceani debutta con ‘Un romanzo di Stephen King’: la recensione

All’anagrafe Emanuele Guidoboni, in arte Oceani. Il suo progetto nasce a Roma nel 2020 quando, dopo aver suonato il basso in svariate band indipendenti e non, decide di scrivere le proprie canzoni. Il primo aprile è uscito il suo EP di debutto, Un romanzo di Stephen King.

Disponibile sulle piattaforme digitali a partire dal primo aprile di quest’anno, Un romanzo di Stephen King è l’EP di debutto di Oceani, nome d’arte di Emanuele Guidoboni. Il cantautore romano, dopo aver conosciuto nel 2020 Ferdinando Montone (Himalaya Dischi), riesce a realizzare il progetto che da due anni lo accompagna: quello di far conoscere e distribuire il suo primo lavoro.

Autore di tutti i testi e le musiche dell’EP, Un romanzo di Stephen King è prodotto da Montone, per l’etichetta discografica Himalaya Dischi, ed è distribuito da Artist First.

Un viaggio fra 5 brani di cantautorato italiano che, seppur evocando immagini e suggestioni diversi, seguono lo stello filo conduttore: musica d’autore italiana, mista però a sonorità indie moderne.

Sono immediati, infatti, i riferimenti e i richiami ai pilastri della musica italiana, come Dalla e Battisti, mentre non sfugge la modernità di quanto proposto, con i brani che, frequentemente, si accostano alle più vicine sonorità di Fulminacci o Gazzelle.

I ragazzi si tuffano dagli scogli più alti. E il verde del semaforo brilla, sembra dire il tuo nome. E il verde del semaforo… forse stanotte piove. Un flusso di pensieri che passano nella mente del protagonista che, di notte, guida dopo aver cercato qualcuno ‘perso’ in qualche parte della città.

Ghepardi. E come due pesci vestiti da umani, ci togliamo le scaglie se laviamo le mani. E i nostri occhi, due puntini in più, persi in mezzo alle onde visti da lassù. Ti chiamano Oceano, perché sei la conchiglia nella valigia mia.
Il brano, in rotazione radiofonica a partire dal primo aprile, richiama Dalla e la sua musicalità. Il focus è tutto sulla comunicazione e sulla presenza/assenza di legami profondi tra le persone. In più, qui, si può comprendere il perché del nome Oceani: per il concetto di vastità, per il suo essere profondo, lontano e difficilmente misurabile.

Il futuro. Non ho più ricordi, perciò scelgo dai tuoi. Il futuro non è ciò che sembra. E se mi perdo nei tuoi occhi, ma d’altronde è anche vero che mi perdo alla Coop o all’Ikea, quindi non farne un dramma e non ti preoccupare.
Si parla ancora di relazioni, ma, in questo caso, ad interessare all’autore è la fine di una storia. Le immagini sono realistiche, sembra di essere dentro alla canzone.

Un lunedì sera. Ma forse lo sai che basta un tramonto a sterminare questa città e andremo a fondo insieme, come del ghiaccio dentro a un bicchiere.
Anche qui le immagini sono immediate. Si cambia lo scenario, si cambia momento della vita, ma la capacità di rendere realistico quello che si ascolta è ancora il punto forte dell’autore.

Cantautore. Conosco un sacco di cose che non servono a niente, vorrei cancellarle sul serio, toglierle dalla mente, ma non vogliono andare, è il prezzo che mi tocca pagare. A saperle spiegare alla gente come fosse un colore. A saperle far cantare alla gente, con un solo polmone.
La preoccupazione di essere dalla parte giusta della vita, del lavoro, della passione.

Un romanzo di Stephen King è sicuramente un buon EP d’esordio per Oceani. Scorre veloce, si fa ascoltare e riascoltare. E’ fresco, immediato e piacevole. Una buona scoperta.

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